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Le Origini2020-05-08T14:36:13+00:00

ALBERICA FILO DELLA TORRE

LA VITA

Alberica dei conti Filo della Torre di santa Susanna era una nobil donna romana che è stata brutalmente assassinata il 10 Luglio del 1991 nella sua residenza all’Olgiata, Roma.

Durante la sua vita, ha continuamente svolto attività filantropiche volte ad aiutare i meno fortunati, specialmente bambini e persone disagiate per le quali si è sempre impegnata.

Si distingueva in ambito sociale per la sua passione e l’attenzione con cui organizzava eventi benefici, frequentati dalle persone più in vista del tempo.

Alberica era anche un artista che si dilettava nella pittura ed aveva esposto una sua personale al
Palazzo delle Esposizioni di Roma, tale passione l’aveva sempre portata a inseguire il bello.

LE INDAGINI

Le indagini per la ricerca del colpevole dell’omicidio si sono protratte per vent’anni e sono state
costellate da macroscopici e grossolani errori e lacune, soprattutto imputabili alla negligenza della
Procura di Roma.

Il responsabile fu trovato solo grazie agli sforzi economici e passionali del marito Pietro Mattei,
noto costruttore ed immobilarista, che incalzó continuamente la procura di Roma; finché un P.M.
di nome Francesca Loy prese l’indagine di petto, mettendo a nudo le deficienze investigative della
procura.

Basti pensare che l’assassino avrebbe potuto essere assicurato alla giustizia pochi giorni dopo il
delitto se soltanto la stessa Procura avesse ascoltato la registrazione del suo colloquio telefonico
con il ricettatore al quale intendeva vendere i gioielli trafugati alla contessa. Mentre quella
registrazione è rimasta inascoltata per vent’anni negli archivi della Procura.

La Procura di Roma ha più volte richiesto la chiusura delle indagini, che sono potute proseguire,
ed infine giungere alla soluzione positiva del caso, soltanto grazie alle continue istanze di
riapertura e prosecuzione presentate dai familiari della contessa.

LA CONDANNA

Alla scoperta e condanna del colpevole non si sarebbe mai giunti se non ci fosse stata la continua
attività di impulso dei familiari della contessa e se il fascicolo non fosse stato finalmente assegnato
ad un Pubblico Ministero capace e tenace, quale è stata la Dott.ssa Loy.

Un contributo decisivo alla positiva soluzione del caso è pervenuto anche dai Carabinieri del Ris
che analizzarono finalmente tutti i reperti trovando tracce evidentissime dell’assassino.

Si pensi che i precedenti consulenti designati dalla Procura, sordi alle accorate ed insistite istanze
dei Pietro Mattei, marito della contessa, si rifiutarono di esaminare tutti i reperti, incredibilmente
ritenendo bastevole un esame a campione, e peraltro ricevendo dalla Procura per tali lacunose e
maldestre attività compensi per decine di migliaia di euro.

Ed inoltre confusero i reperti relativi l’omicidio della contessa, con i reperti relativi un altro delitto,
come in seguito appurarono i Carabinieri del Ris.

I familiari della contessa sono rimasti sconvolti da questi aspetti inquietanti e sconcertanti delle
indagini, ed hanno potuto superare tante avversità con la ferma determinazione di difendere la
loro amata congiunta, ma anche grazie ai risparmi di cui disponevano.

Una volta scoperto e condannato l’assassino, il marito e i figli della contessa hanno dunque
pensato di adoperarsi per tentare di aiutare le persone meno abbienti che avessero la sventura di
trovarsi coinvolti in simili frangenti.

LA STAMPA

Nel corso delle indagini, certa stampa, sempre alla ricerca di improbabili scoop, ha offeso la memoria della contessa con gratuite quanto infondate insinuazioni.

Si pensi che la banale circostanza che la contessa e il marito disponessero di un conto corrente in Svizzera, ove possedevano una casa per le vacanze, venne amplificata e distorta per alimentare l’infondato sospetto che avessero occultato all’estero ingenti e illecite fortune: si parlò del tutto a sproposito di conti miliardari nei quali sarebbero transitate ipotetiche tangenti.

I familiari della contessa, già straziati per la tragica scomparsa della loro congiunta, si sono visti costretti ad agire giudizialmente anche su questo vergognoso ed infamante versante.

Ne sono derivate moltissime sentenze di condanna per diffamazione, i cui proventi risarcitori sono
stati in gran parte devoluti in opere di bene.

MISSION DELLA FONDAZIONE

La Fondazione vuole sostenere la ricerca e l’investigazione delle prove in tutti gli ambiti del diritto
al fine di garantire l’applicazione del giusto processo e dell’adeguato giudizio, con un occhio di
riguardo ai reati contro le donne, troppo spesso soggette ad aggressioni a cui non possono
prestare difesa.

Pertanto si propone di favorire e contribuire alla tutela giudiziaria della persona ed alla
salvaguardia della difesa dei soggetti coinvolti, in piena continuità e consonanza con i principi di
giustizia e difesa spettanti a ciascuno in forza della vigente Costituzione italiana, delle leggi e
convenzioni internazionali e dei diritti inalienabili dell’uomo.

Scopo della Fondazione è lo svolgimento in via esclusiva, in Italia e all’estero, dell’attività di
assistenza nella difesa giudiziaria ed extragiudiziaria, in particolare per programmi formativi, di
ricerca ed accademici rivolti alla tutela de all’indagine processuale, giudiziale e stragiudiziale.
Inoltre si prefigge come obbiettivo il sostegno all’attività di ricerca e di formazione nel settore
legale e giudiziario, sempre con particolare riguardo alle esigenze dei soggetti piú competenti e
meritevoli.

La Fondazione sostiene e patrocina, in memoria della Contessa Alberica Filo della Torre, inoltre
eventi culturali ed artistici.

Si prefigge l’obbiettivo di supportare l’arte tramite l’organizzazione di Esplosioni di artisti emergenti
o impegnati, in ricordo della passione che Alberica aveva sempre nutrito per la pittura, tanto che
espose una sua collezione di opere al Palazzo delle Esposizioni.